Una città può investire nel recupero dei materiali, ridurre la produzione di rifiuti e promuovere il riutilizzo senza che tutti i cittadini riescano a beneficiare di queste iniziative. È una delle contraddizioni evidenziate dal progetto europeo ECLECTIC, al centro di un approfondimento pubblicato il 30 ottobre 2026 dalla Direzione generale Politica regionale e urbana della Commissione europea.
La questione riguarda anche la progettazione degli spazi pubblici. Panchine, tavoli, fioriere, pensiline e altre attrezzature urbane possono essere realizzati con materiali recuperati e progettati per durare molti anni. Ma la sostenibilità di questi interventi dipende anche dalla loro distribuzione sul territorio, dalla manutenzione e dalla possibilità di utilizzarli da parte di persone con esigenze differenti.
L’economia circolare nell’arredamento urbano offre quindi un terreno concreto sul quale applicare le indicazioni emerse dalla ricerca europea. Il recupero delle risorse rimane un obiettivo centrale, al quale si affianca la necessità di rendere gli spazi condivisi accessibili, funzionali e utilizzabili nel tempo.
ECLECTIC: quattro territori europei per studiare una transizione più equa
ECLECTIC, acronimo di Enabling Circular Economy Action Plans for Small and Medium-Sized Cities, è un progetto sviluppato nell’ambito della partnership europea Driving Urban Transitions, cofinanziata dall’Unione europea.
La ricerca coinvolge quattro territori: Bolzano in Italia, Coimbra in Portogallo, Göteborg in Svezia e Jonava in Lituania. Attraverso laboratori territoriali che riuniscono amministrazioni, università, imprese e organizzazioni della società civile, il progetto studia come costruire strategie di economia circolare capaci di rispondere alle esigenze delle comunità locali.
Il documento programmatico Circularity is a People Matter, diffuso nel 2026, presenta tre raccomandazioni generali e nove azioni rivolte alle amministrazioni pubbliche e ai decisori europei. Fra le priorità compaiono il coinvolgimento dei cittadini, il sostegno alle organizzazioni dell’economia sociale e una distribuzione più equilibrata dei servizi di riparazione e riutilizzo.
I risultati mostrano che la disponibilità di opportunità legate all’economia circolare può cambiare sensibilmente da un quartiere all’altro. A Göteborg, per esempio, la ricerca ha rilevato una maggiore concentrazione delle iniziative di riparazione, riuso e condivisione nelle zone centrali, mentre alcune aree periferiche risultano meno servite.
Un’indagine condotta in Alto Adige su 994 persone ha inoltre evidenziato difficoltà nell’individuare negozi dell’usato e servizi di riparazione. Il 34% degli intervistati non sapeva dove trovare negozi di seconda mano, mentre il 36% dichiarava di non sapere come riparare mobili.
Sono risultati riferiti ai territori esaminati, che non possono essere automaticamente estesi a tutte le città europee. Indicano tuttavia un problema concreto: la disponibilità di materiali e servizi circolari non garantisce, da sola, che questi siano effettivamente accessibili alla popolazione.
ECLECTIC non presenta un catalogo di panchine, arredi o installazioni urbane. Le sue raccomandazioni riguardano le politiche territoriali nel loro complesso. Applicarle alla progettazione degli spazi pubblici significa tradurre quei principi in scelte tecniche, economiche e amministrative.
Materiali recuperati e arredi durevoli: come cambia la progettazione
Una panchina costruita con materiali riciclati può essere considerata un esempio di recupero delle risorse. Se però il prodotto si deteriora rapidamente, richiede interventi frequenti oppure non permette la sostituzione dei componenti danneggiati, il beneficio ambientale rischia di ridursi.
L’economia circolare nell’arredamento urbano richiede di considerare l’intera vita utile dell’oggetto, dalla produzione alla manutenzione, fino al recupero dei materiali quando non sarà più utilizzabile.
Il primo criterio riguarda la durata. Gli elementi installati all’aperto devono resistere all’umidità, alle variazioni di temperatura, all’esposizione solare e alle sollecitazioni derivanti dall’utilizzo quotidiano.
La scelta del materiale, da sola, non permette di stabilire quale soluzione sia ambientalmente preferibile. Acciaio, legno, calcestruzzo e materiali compositi presentano caratteristiche differenti, che devono essere valutate considerando provenienza, lavorazioni, trattamenti protettivi, possibilità di riparazione e modalità di smaltimento.
Un secondo criterio riguarda la progettazione modulare. In una seduta composta da struttura portante, elementi di appoggio e componenti di fissaggio sostituibili, la rottura di una singola parte non comporta necessariamente la rimozione dell’intero arredo.
Questo principio può essere applicato anche a cestini, tavoli da esterno, dissuasori e altre attrezzature pubbliche. La disponibilità dei ricambi, la semplicità di smontaggio e l’accessibilità dei punti di fissaggio diventano caratteristiche importanti quanto l’aspetto estetico.
La guida Circular Public Procurement in Cities, pubblicata nel 2025 dall’EIB Circular City Centre e aggiornata nella documentazione europea nel luglio 2026, approfondisce proprio il ruolo degli acquisti pubblici nel favorire prodotti durevoli, riparabili e realizzati secondo criteri circolari.
Per le amministrazioni questo significa poter valutare, nelle procedure di acquisto, requisiti relativi alla manutenzione, alle garanzie, al contenuto di materiali recuperati e alla possibilità di prolungare la vita dei beni.
Resta necessario verificare che il riutilizzo dei componenti non comprometta le prestazioni richieste, la sicurezza o la conformità alle norme applicabili. Un arredo recuperato deve continuare a svolgere correttamente la propria funzione.
Accessibilità degli spazi pubblici: il recupero non deve creare nuove barriere
L’impiego di materiali riutilizzati pone anche questioni legate all’accessibilità fisica. Una seduta può essere perfettamente recuperabile e tuttavia risultare scomoda o inutilizzabile per una parte della popolazione.
Le esigenze di una persona anziana, di un bambino o di chi utilizza una sedia a rotelle non coincidono necessariamente. Schienali, braccioli, altezza delle sedute e spazi di manovra devono essere considerati durante la progettazione.
Una panchina priva di braccioli, ad esempio, può rendere più difficile alzarsi per chi presenta una ridotta mobilità. Un tavolo collocato in una zona pavimentata ma privo dello spazio necessario per l’avvicinamento di una carrozzina può escludere alcune persone dal suo utilizzo.
Anche la collocazione degli arredi incide sull’accessibilità. Fioriere e cestini installati lungo i percorsi pedonali possono trasformarsi in ostacoli quando restringono il passaggio o interferiscono con gli itinerari utilizzati da persone con disabilità visive.
Il tema è affrontato anche dal rapporto Creating a Public Realm for All, pubblicato nel 2024 e disponibile attraverso AccessibleEU, l’iniziativa europea dedicata all’accessibilità. Il documento richiama la necessità di coinvolgere continuativamente gli utilizzatori nella progettazione e nella valutazione degli spazi pubblici, prestando attenzione alle difficoltà che possono interessare persone con disabilità, anziani e cittadini con limitazioni temporanee.
L’economia circolare nell’arredamento urbano deve quindi confrontarsi con due esigenze complementari: utilizzare le risorse in maniera efficiente e garantire che gli elementi installati siano realmente fruibili.
Nel recupero di attrezzature esistenti questo può richiedere interventi di adattamento. Una struttura ancora utilizzabile potrebbe, per esempio, essere mantenuta sostituendo soltanto le parti che impediscono una fruizione adeguata, purché la modifica sia tecnicamente possibile e sicura.
La convenienza ambientale dell’operazione andrebbe valutata insieme al miglioramento dell’accessibilità, evitando di conservare un oggetto esclusivamente perché recuperabile.
Il costo iniziale non racconta quanto spenderà un Comune
La sostenibilità economica è particolarmente importante per le amministrazioni che devono gestire numerosi elementi distribuiti tra strade, piazze, parchi e fermate del trasporto pubblico.
L’acquisto di un arredo a prezzo contenuto può apparire conveniente, ma i costi cambiano quando si considerano riparazioni, sostituzioni, pulizia e interventi necessari durante gli anni di utilizzo.
Un prodotto più costoso all’acquisto potrebbe risultare economicamente vantaggioso se mantiene le proprie caratteristiche più a lungo e permette di sostituire singoli componenti. Il risultato dipende comunque dai prezzi effettivi, dalla frequenza della manutenzione e dalla durata riscontrata.
Per questo, nell’applicazione dell’economia circolare nell’arredamento urbano, assume rilievo il costo complessivo del ciclo di vita.
Un’amministrazione potrebbe richiedere ai fornitori informazioni precise sui ricambi disponibili, sui tempi di approvvigionamento e sulle modalità di riparazione. Potrebbe inoltre prevedere condizioni contrattuali che favoriscano interventi sul posto, quando tecnicamente praticabili, anziché la sostituzione automatica delle attrezzature danneggiate.
Queste soluzioni devono essere definite nel rispetto delle regole sugli appalti pubblici e delle caratteristiche specifiche della fornitura.
La questione economica riguarda anche i cittadini. L’utilizzo degli arredi pubblici è generalmente gratuito, ma la possibilità di usufruirne dipende dalla loro presenza nei luoghi frequentati quotidianamente.
Se una zona residenziale dispone di poche sedute, scarsa ombra e attrezzature deteriorate, anziani e persone con difficoltà motorie possono incontrare maggiori ostacoli nella permanenza all’aperto.
La distribuzione territoriale degli investimenti diventa così una componente dell’accessibilità sociale richiamata dal progetto europeo.
Manutenzione e riutilizzo possono coinvolgere le economie locali
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca ECLECTIC riguarda il ruolo delle organizzazioni dell’economia sociale.
Il progetto ha esaminato le esperienze di 24 organizzazioni attive nei quattro Paesi coinvolti, rilevando come riparazione, riutilizzo e trasformazione dei materiali possano contribuire allo sviluppo di competenze professionali e all’inserimento lavorativo di persone che incontrano difficoltà economiche e sociali.
Le attività studiate non sono necessariamente riferite all’arredamento urbano. Offrono però indicazioni utili per immaginare modelli di manutenzione e recupero che coinvolgano cooperative, laboratori artigianali e imprese del territorio.
Un’applicazione possibile riguarda il ripristino delle attrezzature pubbliche. Quando gli interventi sono compatibili con le capacità tecniche degli operatori e con le disposizioni applicabili, le amministrazioni possono valutare collaborazioni con soggetti specializzati nella riparazione e nel recupero dei materiali.
La gestione potrebbe comprendere la sostituzione di componenti deteriorati, il trattamento delle superfici, la manutenzione ordinaria e il recupero di elementi ancora utilizzabili.
Non tutte le operazioni possono essere affidate indistintamente a qualsiasi laboratorio. Le attività che incidono sulla stabilità strutturale, sulla sicurezza e sulle prestazioni certificate richiedono competenze e verifiche appropriate.
Il valore di queste collaborazioni consiste nella possibilità di collegare la gestione delle risorse con opportunità di lavoro e formazione.
ECLECTIC richiama inoltre un limite frequentemente incontrato dalle organizzazioni sociali: la dipendenza da finanziamenti temporanei. Senza continuità economica e rapporti stabili con le amministrazioni, anche le iniziative efficaci possono incontrare difficoltà nel mantenere i propri servizi.
La manutenzione programmata degli arredi potrebbe rappresentare uno degli ambiti nei quali sperimentare collaborazioni più continuative, con responsabilità definite e risultati verificabili.
Progettare gli spazi insieme a chi li utilizza
Una delle raccomandazioni del documento ECLECTIC invita le amministrazioni a rilevare con regolarità le esigenze dei cittadini e gli ostacoli che impediscono l’accesso ai servizi circolari.
Trasferito alla progettazione urbana, questo approccio suggerisce di coinvolgere gli abitanti prima di decidere quali attrezzature acquistare e dove collocarle.
Le richieste possono cambiare sensibilmente tra un quartiere residenziale, un’area frequentata da studenti, una piazza commerciale o uno spazio verde vicino a strutture sanitarie.
In una zona abitata da molti anziani, ad esempio, la presenza di sedute a intervalli adeguati potrebbe avere maggiore utilità rispetto all’installazione di elementi decorativi. In uno spazio utilizzato da famiglie con bambini potrebbero invece assumere particolare rilievo la disponibilità di tavoli, zone ombreggiate e superfici facilmente pulibili.
Si tratta di possibili applicazioni progettuali, non di interventi realizzati direttamente da ECLECTIC.
La consultazione dei cittadini può essere utile anche nelle operazioni di recupero. Prima di restaurare una serie di arredi esistenti, un Comune dovrebbe verificare quali elementi funzionano ancora, quali presentano problemi di accessibilità e quali risultano scarsamente utilizzati.
Un inventario aggiornato delle attrezzature può aiutare a distinguere gli interventi di manutenzione ordinaria da quelli di riparazione, adattamento o sostituzione.
La partecipazione dovrebbe comprendere anche persone che frequentano meno gli spazi pubblici proprio a causa delle barriere presenti. Limitarsi a raccogliere le opinioni degli utilizzatori abituali rischierebbe di escludere bisogni che rimangono poco visibili.
Dalla quantità di materiali recuperati alla qualità degli spazi
La diffusione dell’economia circolare nell’arredamento urbano pone infine un problema di misurazione dei risultati.
La quantità di materiale riciclato impiegata in una fornitura rappresenta un indicatore ambientale utile, ma non permette di conoscere la qualità complessiva dell’intervento.
Per valutare un programma comunale potrebbero essere considerate anche la durata effettiva degli arredi, la frequenza delle riparazioni, la percentuale di componenti sostituiti anziché smaltiti e i costi di gestione sostenuti nel corso degli anni.
Sul versante sociale, gli indicatori potrebbero riguardare la distribuzione delle attrezzature nei quartieri, l’accessibilità dei percorsi e delle sedute, il coinvolgimento dei cittadini e la presenza di opportunità lavorative collegate alla manutenzione.
Sono criteri applicativi che possono essere sviluppati dalle amministrazioni, non parametri obbligatori introdotti dal progetto ECLECTIC.
La ricerca europea propone infatti un’impostazione più ampia: integrare gli obiettivi ambientali con quelli sociali e costruire politiche capaci di rispondere alle differenze presenti all’interno delle comunità.
Per i Comuni, il passaggio operativo può iniziare da strumenti relativamente semplici: censire gli arredi esistenti, documentarne lo stato di conservazione, individuare le attrezzature recuperabili e verificare quali quartieri presentano le maggiori carenze.
Queste informazioni permetterebbero di programmare gli acquisti e le manutenzioni sulla base delle necessità effettive, evitando interventi uniformi in territori che hanno caratteristiche differenti.
Un ulteriore elemento riguarda la continuità delle responsabilità. Gli arredi installati devono essere associati a procedure di controllo e manutenzione, con risorse economiche adeguate. Senza questa organizzazione, anche prodotti progettati per durare possono essere abbandonati al deterioramento.
La prospettiva delineata da ECLECTIC invita dunque a valutare gli investimenti pubblici considerando insieme risorse impiegate, accessibilità e benefici sociali. Nel caso dell’arredamento urbano, uno degli indicatori più concreti sarà la capacità delle amministrazioni di mantenere utilizzabili nel tempo panchine, tavoli e attrezzature, distribuendoli anche nei quartieri che oggi dispongono di meno servizi e spazi di incontro.

