Outdoor e Giardini

Studio da giardino a Londra, mattoni e legno per il nuovo spazio creativo di O’Sullivan Skoufoglou

Studio da giardino rivestito in legno con basamento in mattoni rossi.

Nel quartiere londinese di Highbury, il giardino di una casa vittoriana ospita un piccolo edificio indipendente, progettato per accogliere le attività professionali di una coppia composta da un regista e un’artista. L’intervento, firmato da O’Sullivan Skoufoglou Architects e presentato dalla rivista di architettura Dezeen il 31 ottobre 2026, utilizza un basso basamento in mattoni e una struttura superiore in legno per realizzare uno spazio di lavoro separato dall’abitazione principale.

La posizione dell’edificio è uno degli elementi determinanti del progetto. Lo studio è stato collocato nella parte terminale del giardino, lasciando libera la prospettiva dalla casa verso la vegetazione esistente. Una scelta che permette di aggiungere una funzione senza trasformare l’intero spazio esterno in un’area costruita.

Il risultato è uno studio da giardino a Londra concepito come un’architettura autonoma, con una propria identità materiale, ma strettamente legata alla residenza e al paesaggio circostante.

Un piccolo edificio nel giardino di una casa vittoriana

Highbury è un quartiere residenziale della zona settentrionale di Londra, caratterizzato anche dalla presenza di abitazioni storiche con giardini sul retro. In questi contesti, la realizzazione di nuovi volumi richiede particolare attenzione alle proporzioni, ai confini tra proprietà e alla quantità di spazio aperto che rimane disponibile.

O’Sullivan Skoufoglou Architects ha affrontato il progetto partendo proprio dalla relazione tra edificio e giardino. La costruzione non è addossata alla casa e non costituisce un ampliamento diretto dei suoi ambienti interni. Occupa invece una posizione arretrata, raggiungibile attraversando lo spazio verde.

La distanza dalla residenza introduce una separazione fisica tra attività domestiche e professionali. Allo stesso tempo, lo studio rimane vicino all’abitazione, senza richiedere spostamenti al di fuori della proprietà.

Amalia Skoufoglou, cofondatrice dello studio di architettura, ha spiegato a Dezeen che l’obiettivo era ottenere un edificio distinto dalla casa, ma capace di inserirsi naturalmente nel giardino. L’intenzione era conferire alla nuova costruzione una presenza discreta, evitando che entrasse in competizione con l’architettura vittoriana.

La collocazione sul fondo del lotto risponde anche a una questione percettiva. Un volume costruito troppo vicino alla facciata posteriore avrebbe potuto interrompere la vista del giardino, modificando il rapporto tra gli ambienti domestici e il verde. La sistemazione scelta conserva invece la profondità visiva dello spazio esterno.

Non sono disponibili, nella documentazione consultata, misure sufficientemente dettagliate per quantificare la superficie occupata dallo studio o quella complessiva del giardino. Il progetto può essere valutato attraverso la disposizione dei volumi e il rapporto con la vegetazione, senza attribuirgli dimensioni non documentate.

Il basamento in mattoni richiama le serre vittoriane

L’elemento che caratterizza maggiormente l’esterno è l’accostamento tra due materiali tradizionali dell’architettura britannica: il mattone e il legno.

Il basamento in mattoni costituisce la parte inferiore dell’edificio e stabilisce una continuità visiva con i muri di confine della proprietà. La muratura introduce una componente solida, mentre la struttura lignea soprastante conferisce alla costruzione un aspetto più leggero.

Il riferimento architettonico è quello delle serre vittoriane, spesso realizzate con una parte inferiore in muratura sulla quale venivano impostati elementi strutturali più leggeri e superfici vetrate.

Nel progetto di Highbury questa impostazione viene reinterpretata per una funzione diversa. L’edificio non è una serra e non cerca di riprodurne integralmente le caratteristiche, ma riprende un principio compositivo riconoscibile nella tradizione dei giardini inglesi.

Il mattone svolge così una funzione architettonica che supera il semplice rivestimento. Stabilisce una relazione con le murature già presenti e contribuisce a definire il rapporto tra la nuova costruzione e il terreno.

La struttura superiore in legno evita invece che il volume assuma un aspetto eccessivamente massiccio. L’articolazione tra i due materiali consente di distinguere chiaramente la parte inferiore da quella sovrastante, mantenendo una composizione essenziale.

Le fotografie del progetto mostrano un’architettura priva di decorazioni superflue, nella quale il carattere dell’edificio deriva soprattutto dalle proporzioni, dalle aperture e dall’espressione dei materiali.

Questo studio da giardino a Londra sviluppa dunque un linguaggio coerente con l’ambiente storico circostante senza ricorrere all’imitazione della casa principale.

L’impiego del legno non permette, da solo, di formulare valutazioni sulle prestazioni ambientali dell’intervento. Non risultano infatti documentati valori relativi al fabbisogno energetico, alle caratteristiche dell’isolamento, all’impronta carbonica dei materiali o al consumo complessivo di risorse durante la costruzione.

La scrivania affacciata a est organizza lo spazio interno

L’interno è organizzato attorno a un ambiente principale destinato al lavoro, affiancato da un bagno. La distribuzione è semplice e concentra la superficie disponibile sulle attività professionali dei proprietari.

L’elemento centrale dell’arredamento è una scrivania realizzata su misura, disposta lungo la parete finestrata orientata verso est. La superficie di lavoro segue lo sviluppo delle aperture e permette di utilizzare direttamente la luce naturale proveniente dal giardino.

L’orientamento costituisce una scelta significativa. Le finestre rivolte a est ricevono la luce solare diretta soprattutto durante le ore mattutine, mentre nel resto della giornata l’illuminazione dipende dalla luce diffusa e dalle condizioni atmosferiche.

In un ambiente utilizzato per attività artistiche e creative, il rapporto con la luce naturale può influire sull’organizzazione delle postazioni. Disegnare, leggere, utilizzare strumenti digitali o esaminare materiali richiede condizioni differenti, che devono essere considerate anche attraverso l’eventuale impiego di illuminazione artificiale.

La presenza di ampie finestre non garantisce automaticamente l’assenza di riflessi o abbagliamento sugli schermi. Il comportamento effettivo della luce dipende anche dalla profondità dell’ambiente, dagli alberi presenti e dalle protezioni solari disponibili.

Nel progetto londinese, tuttavia, la posizione della scrivania chiarisce l’importanza attribuita al rapporto tra superficie di lavoro e ambiente esterno.

La parete vetrata consente di osservare il giardino durante le attività quotidiane. Le variazioni della luce e della vegetazione diventano parte dell’esperienza dello spazio, evitando che l’ambiente professionale risulti completamente isolato dall’esterno.

Gli architetti hanno mantenuto visibili alcuni degli elementi costruttivi. La struttura lignea del tetto rimane esposta, così come il basamento in mattoni nella parte inferiore. Le superfici intermedie sono rivestite con pino verniciato, contribuendo a definire un interno caratterizzato da materiali riconoscibili.

Il progetto rinuncia quindi a nascondere integralmente la costruzione dietro rivestimenti uniformi. Legno, muratura e superfici dipinte mantengono ruoli distinti nella composizione.

Finestre studiate per conservare la privacy

La posizione di uno studio all’interno di un giardino urbano solleva una questione concreta: garantire una buona illuminazione senza esporre eccessivamente gli occupanti alla vista delle proprietà confinanti.

Il progetto di O’Sullivan Skoufoglou affronta questa esigenza attraverso una distribuzione differenziata delle aperture.

La parete principale concentra le finestre più generose, mentre aperture di dimensioni inferiori sono disposte in altri punti dell’edificio. Queste ultime inquadrano porzioni di vegetazione e alberi, limitando le visuali dirette verso le abitazioni vicine.

Il disegno delle finestre diventa così parte integrante dell’organizzazione interna. Non tutte le pareti devono offrire la stessa apertura verso l’esterno: alcune privilegiano l’illuminazione della postazione principale, altre consentono di mantenere un rapporto con il giardino preservando una maggiore riservatezza.

È una distinzione particolarmente rilevante nei quartieri londinesi caratterizzati da giardini contigui, dove le distanze tra edifici e confini possono rendere problematiche le grandi superfici vetrate rivolte in più direzioni.

La privacy riguarda anche l’utilizzo professionale dello spazio. Uno studio destinato a un regista e a un’artista può richiedere periodi di concentrazione, conversazioni riservate e attività che beneficiano di una separazione dagli ambienti familiari.

L’autonomia edilizia contribuisce a creare questa distinzione, ma non equivale necessariamente a un isolamento acustico completo. La documentazione disponibile non fornisce dati sulle prestazioni fonoisolanti delle pareti, dei serramenti o della copertura.

La disposizione delle aperture e la distanza dalla residenza rappresentano comunque strumenti progettuali concreti per distinguere il lavoro dalla vita domestica.

Uno spazio creativo indipendente dalla casa

La scelta di realizzare un edificio separato, anziché ricavare una stanza all’interno dell’abitazione, modifica il modo in cui può essere organizzata la giornata professionale.

Nel caso dello studio da giardino a Londra, il percorso tra la casa e il nuovo volume introduce una transizione tra due ambienti destinati a funzioni differenti. L’uscita dall’abitazione e l’attraversamento del giardino segnano fisicamente il passaggio verso lo spazio di lavoro.

Questa separazione può essere utile quando le attività richiedono concentrazione o quando più persone condividono gli ambienti domestici. Il beneficio dipende tuttavia dalle abitudini degli occupanti, dalla natura del lavoro e dalla possibilità di utilizzare continuativamente lo studio.

La presenza di un bagno adiacente all’ambiente principale aumenta l’autonomia funzionale dell’edificio. Non risulta invece documentata una dotazione tale da identificarlo come abitazione indipendente o come spazio destinato al pernottamento.

La destinazione resta quella di uno studio creativo al servizio della proprietà.

La progettazione su misura emerge soprattutto nella sistemazione della scrivania e nel rapporto tra finestre e postazione operativa. Il progetto non propone un ufficio generico adattabile indistintamente a qualsiasi professione, ma un ambiente costruito attorno alle esigenze di due persone che lavorano in ambiti creativi.

Una postazione lunga e affacciata verso il giardino risponde a determinate modalità operative. Altre attività potrebbero richiedere superfici più ampie per attrezzature, spazi per incontri, maggiori capacità di archiviazione o un controllo differente dell’illuminazione.

È proprio questa specificità a rendere interessante l’intervento: la distribuzione interna deriva dall’utilizzo previsto, mentre il linguaggio architettonico viene definito dalle caratteristiche del luogo.

Il rapporto con il giardino come criterio progettuale

Le fotografie pubblicate insieme al progetto documentano il rapporto tra il volume costruito, la vegetazione e la casa esistente. Sono accompagnate anche da disegni architettonici che permettono di riconoscere l’organizzazione essenziale dell’edificio e il suo inserimento nel lotto.

La documentazione visiva conferma l’importanza attribuita al posizionamento dello studio, senza però consentire di ricostruire tutti gli aspetti tecnici della costruzione.

La caratteristica più significativa resta il tentativo di preservare la leggibilità del giardino come spazio unitario. L’edificio si colloca al margine dell’area verde, anziché occupare una posizione centrale che avrebbe potuto interrompere le visuali.

La scelta comporta anche una diversa relazione tra gli occupanti dello studio e quelli della casa. Dall’abitazione, il giardino rimane l’elemento dominante della vista; dall’interno del nuovo volume, il paesaggio vegetale diventa lo sfondo immediato delle attività professionali.

Il basamento in mattoni rafforza il collegamento con gli elementi costruiti esistenti, mentre la parte superiore in legno introduce una presenza architettonica distinta.

Non si tratta di una soluzione trasferibile automaticamente a qualsiasi proprietà. La profondità del giardino, la presenza di alberature, l’orientamento e le distanze dai confini incidono direttamente sulla possibilità di ottenere un risultato analogo.

Anche le condizioni urbanistiche e autorizzative devono essere valutate in relazione al singolo immobile. Nel Regno Unito alcune costruzioni accessorie possono rientrare nei diritti di sviluppo consentiti senza una domanda ordinaria di pianificazione, ma l’applicabilità dipende da condizioni specifiche, tra cui caratteristiche dell’edificio, altezza, collocazione e utilizzo.

La disponibilità di uno spazio esterno non comporta quindi automaticamente la possibilità di costruirvi un ufficio indipendente.

Mattoni e legno, un linguaggio ricorrente nei progetti dello studio

L’attenzione alla relazione tra muratura, struttura lignea e giardino compare anche in precedenti lavori di O’Sullivan Skoufoglou Architects.

Nel progetto residenziale Dewsbury Road, a Londra, lo studio ha utilizzato elementi verticali in legno associati a un basamento in mattoni per definire il rapporto tra gli ambienti interni e lo spazio esterno.

In quel caso, le parti lignee contribuiscono anche a controllare le visuali laterali, creando una relazione selettiva con il giardino. Gli elementi sono stati realizzati e preassemblati in laboratorio prima dell’installazione.

Anche nel progetto Grove Park, relativo alla trasformazione di una casa a schiera nella zona meridionale di Londra, il mattone viene impiegato per costruire una transizione tra l’abitazione e lo spazio verde. Una nuova terrazza in muratura stabilisce un collegamento materiale con l’edificio esistente.

Si tratta di interventi differenti per funzione e dimensioni, ma accomunati dall’interesse per la continuità tra architettura e giardino.

Questi precedenti aiutano a comprendere il linguaggio dello studio di Highbury, senza attribuire al nuovo edificio tecniche costruttive utilizzate in altri cantieri. In particolare, non sono disponibili informazioni sufficienti per stabilire se la struttura lignea del nuovo padiglione sia stata interamente prefabbricata o assemblata sul posto attraverso componenti lavorati in laboratorio.

La distinzione è rilevante perché una costruzione in legno non coincide necessariamente con un sistema prefabbricato, così come l’impiego di materiali naturali non dimostra da solo prestazioni ambientali superiori.

Una costruzione discreta che lascia spazio al paesaggio

L’intervento di Highbury mostra come un piccolo edificio destinato al lavoro possa essere progettato a partire dalle caratteristiche di un giardino esistente, anziché considerare lo spazio esterno semplicemente come una superficie disponibile.

Le decisioni più riconoscibili riguardano la collocazione sul fondo della proprietà, il profilo contenuto della costruzione, la distinzione tra basamento in mattoni e struttura superiore in legno e l’organizzazione delle aperture attorno alla postazione di lavoro.

Il progetto mantiene una relazione evidente con la tradizione architettonica vittoriana attraverso il richiamo alle serre e alle murature di confine, pur adottando un’impostazione contemporanea.

All’interno, la continuità tra scrivania e finestre orientate a est conferisce alla luce naturale un ruolo diretto nell’organizzazione dello spazio. Le aperture secondarie rispondono invece alla necessità di conservare visuali selettive e riservatezza.

Per questo studio da giardino a Londra, l’autonomia funzionale non dipende da una distribuzione complessa, ma dalla presenza di un ambiente di lavoro dedicato, di un servizio igienico e di un rapporto calibrato con l’esterno.

La decisione di collocare il nuovo volume nella parte terminale della proprietà rimane il passaggio decisivo dell’intervento: permette alla casa vittoriana di conservare la vista sul giardino e offre ai due professionisti uno spazio separato, nel quale lavorare mantenendo un contatto quotidiano con gli alberi e la vegetazione.